giovedì 21 settembre 2017
 
   
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Allevare selezionando Atto Secondo

 Ridurre

"Allevare selezionando atto secondo"

da Cinofilia Venatoria
C.A.F.F. Editrice
Febbraio 2008
pag. 12-13

di Erica Recchia


Intervista a

Colorado Fiorentini - Allevamento Royal Crest Gold-n
Ademaro Scipioni - Allevamento Ademaro Scipioni
Fernando Cappelli - Alevamento Pradellinensis
Silvio Marelli - Allevamento del Sargiade
Remo e Stefano Lui - Allevamento della Bassana

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Colorado Fiorentini - Allevamento Royal Crest Gold-n

 Ridurre

Americana, designer di moda, ha firmato importanti collezioni di vestiti finché, nel 1986, ha deciso di creare altrettanto importanti “collezioni”: alleva golden retriever con affisso Royal Crest Gold-n (www.royalcrestgoldn.it) e in pochi anni ha rivoluzionato la scena della razza in Italia creando dei soggetti belli, decisamente belli, sani e con buone abilità naturali, partendo da due cani. Ha infatti creato la sua genealogia grazie a Pl. Ch. Bargello’s Montana Sky, la sua foundation bitch e Dual Ch. Summit Royal Crest Dexas Gold, il primo campione assoluto tra le razze retriever nel nostro Paese. È stato infatti con la loro progenie che in ventidue anni di attività Colorado ha ottenuto oltre 100 titoli tra cui campioni italiani, inglesi, francesi, internazionali, monegaschi, svizzeri, austriaci, croati, argentini, montenegrini... poi diversi titoli mondiali, europei, campioni di lavoro e ben quattro campioni assoluti; senza poi stare a contare anche quelli speciali come i campioni sociali (ben 15) e quelli di miglior retriever dell’anno (otto).

Oggi i suoi cani sono ricercati e ambiti da molti, ma la grande soddisfazione è che dopo anni di diffidenza e di sospetto oggi gran parte degli allevatori di tutto il mondo cercano un Royal Crest riconoscendone la ricchezza genetica oltre che le grandi qualità e la loro piacevolezza come compagni.

“Secondo me per allevare ci vuole un grande istinto, in America si chiama "Stockman's sense" (tr.: senso dell’allevatore), e conoscenze in campo genetico circa l’ereditarietà dei tratti o caratteri. Questo sia per quanto riguarda le patologie ereditarie, che le qualità naturali e le caratteristiche morfologiche. Prima di far accoppiare un maschio e una femmina, bisogna infatti conoscerne l’albero genealogico.

“Io ho cominciato ad allevare perchè avevo in testa un tipo di cane che volevo arrivare a vedere e a cui sinceramente non sono ancora arrivata, ma questo credo sia la parte divertente nel nostro lavoro: non esser mai soddisfatti di quello finora fatto e voler sempre migliorare, provando con la generazione successiva ad aggiungere qualche tassello, senza mai perdere la base, i tratti che si reputano essenziali per la propria razza e che con fatica si è riusciti a mettere insieme.

Non ho mai accettato l’idea di dover scegliere tra un cane bello ma stupido e una macchina super intelligente ma non tipica. Per me lo standard non è solo un insieme di tratti somatici, ma anche caratteriali, tenuto conto che ogni razza da caccia e da lavoro è stata “disegnata” in base ad una ben precisa funzione da svolgere.

“Non ho mai pensato il golden guardando a dei modelli esistenti, cioè il tipo americano, il tipo inglese, quello nordico... quello che volevo io era ed è un golden internazionale, un cane che racchiuda le migliori caratteristiche della razza. Volevo un cane che fosse competitivo tanto nelle esposizioni quanto nei field trial, laddove competitivo per me significa superare l’eccellenza nei ring e avere un sacrosanto buono nelle prove di lavoro, oggi tutt’altro che semplice da attenere. “Questo è quanto mi prefiggevo nel mio originario programma di allevamento che si è basato inizialmente su degli outcross, ovvero cercando fuori dal mio allevamento delle linee che rispettassero il mio tipo, ma che portassero nuova linfa, rispettando sempre quello che è il carattere della razza, cioè un cane con qualità naturali e un temperamento “gentile”, un carattere aperto e disposto ad imparare.

“Molti allevatori non credono negli outcross ed è vero che se non sono fatti con un obiettivo ben preciso, il risultato può essere un disastro: un pot pourry senza senso e senza futuro.

Dopo molti anni di outcross, ho cominciato con attenzione ad allevare con dei line breeding con alcuni cani che mi davano la certezza comprovata sia dal punto di vista della salute (con tutti gli esami e i certificati a posto anche nelle generazioni passate e nella stessa discendenza) della morfologia (con titoli di campione di bellezza) e del carattere (con titoli di campione di lavoro o per lo meno con importanti risultati in prove di lavoro). Non ho guardato solo al soggetto, ma anche alla discendenza e alla progenie prima di utilizzare questi cani, in modo da avere qualche conferma anche sui caratteri che trasmettevano.

Questo tipo di selezione con i line breeding l’ho iniziata da poco e sono orgogliosissima dei risultati ottenuti in queste nuove generazioni.

“Ora sto guardando di nuovo fuori dal mio allevamento per tornare a fare degli outcross, che credo siano una garanzia di salute ed equilibrio della razza. Non credo ci sia una ricetta prestabilita e che sia più che altro una questione di istinto e di una certa dose di “ausilio di natura” che confermi le nostre scelte, perchè senza un po’ di fortuna non si va mai da nessuna parte.

“Troppe persone credono che per avere un Royal Crest (giusto solo per usare un nome) sia sufficiente mettere insieme due Royal Crest, ma questa non è selezione mirata perchè i cani di un allevamento hanno diversi pregi e qualità e diversi difetti o lacune che tramanderanno in maniera più pesante o più lieve, a seconda del soggetto. Ogni accoppiamento deve quindi prendere in considerazione tutto ciò per valorizzare i pregi e minimizzare i difetti nella generazione successiva.

“Non ho mai usato l’inbreeding e probabilmente non l’userò mai perchè non lo ritengo necessario, quanto invece pericoloso. Per fortuna il golden retriever ha un buon pool genetico quindi c’è sempre qualche buona linea e qualche buon soggetto da usare. Questo è il lato eccitante dell’allevare, questa è la continua sfida che va presa con coscienza e responsabilità, anche se davvero non scherzo quando dico che alla fine è madre natura che fa i giochi, perchè un pizzico di fortuna - che secondo me viene proprio da lì, dalla natura- ci vuole sempre.

“Io credo di esser stata veramente fortunata per i risultati ottenuti, e non son nemmeno sicura di come li ho raggiunti: non posso dire quale sia stato l’ingrediente determinante, ma posso dire di aver fatto un tipo di golden identificabile come Royal Crest. Questi cani hanno qualcosa di diverso sia per quanto riguarda la morfologia che per quanto riguarda le qualità naturali, hanno un tipo di bellezza e di carattere che li distingue.

“La più grande soddisfazione come allevatrice è stata l’ultima cucciolata che credo sia un tassello importante nella storia della razza, son riuscita infatti a costruire un pedigree in cui son presenti ben cinque campioni assoluti, di cui tre sono Royal Crest. Ci son voluti degli anni per riuscire ad arrivare a ciò, anni in cui non ho mai smesso di lavorare in questa direzione. Credo che questa cucciolata possa dare un buon impulso alla razza, e per il mio allevamento costituire una buona base per il lavoro futuro. Per ora posso solo vedere il suo potenziale, poi chissà se davvero questi cuccioli riusciranno a raggiungere il livello dei loro progenitori, ci sono sempre così tanti ostacoli nella carriera di ciascun cane!”


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